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MUDRONNO

Santi Nazaro e Celso

Informazioni tratte da:

SORMANO, LA SUA STORIA

di Eustorgio Mattavelli

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Lo storico Goffredo da Bussero, nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, così attesta: “In plebe Axo, loco Morono, ecclesia Sancti Nazarii” (Nella pieve di Asso, in località Mudronno, la chiesa di San Nazaro). Ma la nostra chiesetta è ancora più antica, probabilmente risale al Mille; in essa convenivano, in quel lontano tempo, per le funzioni liturgiche i fedeli dei tre comuni del “Monte di Sera”: Caglio, Rezzago, Sormano.
Il piccolo tempio è il più antico di tutta l’alta Vallassina.

 

Nella seconda metà del Cinquecento
La lunga vicenda di questa chiesetta può essere ricostruita attraverso le testimonianze che intendiamo esporre. San Carlo Borromeo, com’è detto, fu a Sormano in Visita pastorale il 23 ottobre 1570, e vide anche l’oratorio di San Nazaro, nel quale si entra scendendo per un gradino; ha una sola navata e due altari. La chiesetta non è soffittata, la cappella però dell’altare è a volta. Porta i segni della consacrazione, ma non se ne celebra la festa perché se ne ignora il giorno. Il campanile pericolante porta una campana. La chiesina è lunga cub.19 e larga cub.12; la cappella dell’altare è quadrata: cub.11 per lato.
Ci sono anche delle Ordinazioni: inserire nella mensa dell’altare la pietra sacra secondo le norme; acquistare la croce e i candelieri di ottone; dipingere la cappella dell’altare dove mancano le pitture, quando ci saranno le possibilità; riparare il pavimento dove è consumato e rovinato; soffittare la chiesa appena si potrà; mettere un catenaccio alla porta maggiore per poterla chiudere bene; togliere l’altare laterale con la nicchia che sporge sulla strada.
Nelle Ordinazioni si dice ancora di acquistare un messale ambrosiano; tre tovaglie per coprire tutto l’altare; un paio di ampolline di vetro per la Messa; 15 purificatoi con la crocetta nel mezzo.
A tutto questo si deve aggiungere, come si ricava da un registro parrocchiale, che nell’antica chiesetta si celebravano i funerali per i morti della vicina cascina e che si seppellivano nel cimitero annesso all’oratorio.

 

Nel Seicento
Nei Decreti della Visita pastorale, compiuta nel 1615 dal cardinal Federico Borromeo, si ingiunse di ornare l’altare con i paramenti richiesti, con tovaglie più lunghe e con il paliotto, così che si potesse celebrare la Messa in modo decente; di sistemare il pavimento (si vede che gli ordini di san Carlo non erano stati eseguiti). Si osserva poi che i sindaci della comunità di Sormano, essendo debitori di lire 40 alla chiesa di San Nazaro per il bronzo usato della campana per farne un’altra a favore della chiesa parrocchiale, sono tenuti entro due mesi a saldare il debito spendendo lire 40 per riparare il campanile di questo oratorio.

 

La chiesetta restaurata
La nostra chiesetta fu restaurata in diversi tempi. Nel 1737 fu costruito davanti alla facciata un portico e rifatto l’altare, grazie alla generosità di un tredicenne di Brazzova, come ricordava un’iscrizione (ora scomparsa) posta sopra la porta centrale dell’oratorio:

 

D.O.M.
D.D. NAZARIO ET CELSO MM.
ARAM HANC RUINAE PROXIMAM
RESTAURANDAM CURAVIT
FRANCISCUS ANTONIUS MARIA SORMANUS
QUI ANNOS NATUS TREDECIM, AETATE IUVENIS, PIETATE SENEX,
COELO MATURUS OBIIT XXIV DECEMBRIS MDCCXXXVII

A Dio Ottimo e Massimo
e ai santi martiri Nazaro e Celso dedicata
questa chiesa prossima a cadere
restaurò
Francesco Antonio Maria Sormani
che all’età di tredici anni, giovane per età, anziano per pietà,
maturo per il cielo, morì il 24 dicembre 1737

 

Questo restauro è ricordato anche nei documenti della Visita pastorale fatta dal cardinal Giuseppe Pozzobonelli nel 1752 alla nostra parrocchia. La Visita ricorda pure che in quell’occasione del restauro si costruì un ossario per tumulare in modo più decente i morti delle località più vicine alla chiesetta. Negli anni 1877-1878 la chiesetta di San Nazaro veniva restaurata con le offerte degli abitanti delle frazioni: Brazzova-Mudronno-Gemù-Gallegno e Cassina Nuova, e con la vendita di una pianta di noce che si trovava nel cosiddetto Campo del Campanile di San Nazaro, così chiamato perché il ricavo del campo doveva servire per le spese dell’oratorio. Il campo fu poi venduto e il ricavo fu distribuito agli abitanti della frazione. La spesa del restauro fu di lire 450,70. La chiesetta restaurata fu benedetta il 5 maggio 1878 dal parroco don Luigi Tavola.

 

Un prestigioso riconoscimento

Il Ministro della Pubblica Istruzione il 30 maggio 1912 dichiarava la chiesetta dei Santi Nazaro e Celso in Mudronno monumento nazionale. I sormanesi devono essere fieri di questo riconoscimento!

 

La chiesetta pericolante

L’Ufficio tecnico comunale di Asso il 7 maggio 1984 ordinava l’immediata chiusura della chiesa dei Santi Nazaro e Celso a causa del sussistente pericolo di possibili crolli.

 

Intervento della Soprintendenza ai Beni Artistici

Nel 1986 Adriana, Gloria e Marco del “Gruppo restauri” di Milano, sotto la direzione della dott. Coppa della Soprintendenza ai Beni Artistici, con pazienza certosina facevano un lavoro di recupero veramente eccezionale. Togliendo la calce sono venuti alla luce bellissimi affreschi. Si proseguiva poi nell’opera di rifacimento ed abbellimento del tempio e, dopo una lunga attesa, domenica 2 agosto 1990 lo si inaugurava, con la presenza di mons. Alberto Rozzoni.

 

Gli affreschi

Il coro dell’antichissima chiesina era coperto con affreschi molto belli, raffiguranti i santi. Erano dipinti i santi titolari del nostro oratorio: i santi Nazaro e Celso; dal lato dell’epistola: i santi Cosma e Damiano, patroni di Rezzago; e, dall’altro lato: i santi Gervaso e Protaso, patroni di Caglio. L’umidità del contrapposto terrapieno li ha irrimediabilmente distrutti. Si è salvato solo l’affresco raffigurante i santi Cosma e Damiano. Nel cartiglio sopra l’affresco si può leggere:

 

HOC OPUS FECIT FIERI
MAGISTER JOAN.S ANTO.S DE RACAGO - 1518

Quest’opera ha fatto fare
il Maestro Giovanni Antonio di Rezzago - 1518

 

Il committente dunque è un cittadino di notevole rango sociale di Rezzago. Il dipinto è attribuito ad Andrea De Passeris da Torno.

La parete di fondo dell’abside presenta Cristo crocifisso. È un’opera del tardo secolo XV o più probabilmente dell’inizio del secolo XVI. Si tratta di una crocifissione con tre o più figure, probabilmente analoga a quella dell’abside di Sant’Alessandro di Lasnigo. Inoltre, in un riquadro presso la porta laterale, è raffigurata la Vergine con il Bambino. L’affresco è opera di un pittore provinciale del secolo XV. Di notevole pregio artistico sono ancora gli affreschi, recentemente rinvenuti sulla volta del presbiterio. Erano completamente coperti da uno strato di calce; è stata una felice intuizione della dott. Coppa soprintendente ai lavori.

La volta è divisa in quattro vele delineate da un incrocio di costoloni. Quella centrale raffigura Cristo in mandorla con santi. Vi sono lacune di ampie dimensioni causate da cedimenti di intonaco affrescato, per infiltrazioni d’acqua dal tetto. Comunque il Cristo che presenta il S. Vangelo è ben visibile. Lateralmente si vede un santo che ha in mano una testa, probabilmente quella di Giovanni Battista.

Nella lunetta a nord sono rappresentati i Dottori della Chiesa. Pure qui la superficie pittorica risulta gravemente danneggiata, ma un dottore della Chiesa è ben conservato, mentre se ne intravedono un secondo nella parte sinistra sovrastante e il cavallo alato nell’angolo basso.

Nella lunetta a ovest è raffigurata l’Incoronazione della Vergine. Dio Padre incorona la Vergine Maria. La corona viene sorretta da due angeli, mentre nella parte sottostante si notano altre figure di angeli incoronati.

L’ultima vela non ha raffigurazioni per il completo cedimento dell’intonaco affrescato, a causa sempre dell’infiltrazione dell’acqua.

Infine meritano attenzione anche i quattro costoloni a crociera (anche se a tratti lacunosi), che circoscrivono le vele. Al centro in alto si incrociano nella figura dell’Agnello alato.

Gli affreschi sono di epoche diverse. La vela del Cristo in mandorla, i due costoloni che la delimitano, la parete di fondo con la Crocifissione e il frammento raffigurante la Madonna col Bambino risultano essere i più antichi. Gli altri sono di epoche successive.